Biocemento: il materiale da costruzione “vivente” che si ripara da solo

Il biocemento è un materiale creato all’Università di Newcastle: grazie ad un batterio presente al suo interno è in grado di ripararsi da solo.

Biologia ed ingegneria uniscono le forze per l’edilizia del futuro. Un team di ricercatori dell’Università di Newcastle ha sviluppato un’innovativa soluzione per l’edilizia che sfrutta le proprietà biologiche di microrganismi come i batteri. Il risultato è il biocemento: un cemento “vivente” in grado di ripararsi da solo in caso di crepe o fratture. I ricercatori, coordinati dal professor Martyn Dade-Robertson, si sono ispirati alle capacità del batterio Bacilla Filla. Quest’ultimo reagisce alle variazioni di pressione dell’ambiente che lo circonda “producendo” molecole di carbonato di calcio. I ricercatori hanno pensato di sfruttare queste proprietà per sviluppare un materiale capace di avvertire gli sbalzi di pressione ed emettere una sostanza collosa. Applicato al campo dell’edilizia, questo significa creare un calcestruzzo che, in caso di movimenti del terreno o urti molto violenti, è in grado di ripararsi da solo.

 

Come funziona il biocemento 

Per sviluppare il loro progetto, però, i ricercatori dell’Università di Newcastle sono partiti da un comune batterio intestinale, l’Escherichia Coli. Il primo step è stato individuare i geni del batterio che rispondono ai cambiamenti di pressione dell’ambiente. Successivamente, i ricercatori hanno modificato il DNA di questi geni inserendovi una proteina fluorescente. Infine, la proteina fluorescente è stata sostituita con una sostanza collosa molto simile a quella emessa dal Bacilla Filla. Grazie a queste operazioni di ingegneria molecolare, il team ha ottenuto il biocemento, un materiale da costruzione vivente e in grado di reagire alle sollecitazioni indipendentemente dall’intervento umano. Per il momento, il biocemento è stato utilizzato soltanto per test di laboratorio ma, in futuro, potrebbe rivelarsi un’arma molto efficace per la costruzione di edifici antisismici. “Stiamo cercando di creare un materiale – ha spiegato Robertson – che potrebbe avere ampie applicazioni architettoniche, ad esempio potrebbe essere usato anche per creare le basi degli edifici senza bisogno di scavare trincee e riempirle con il cemento. E’ un campo davvero emozionante”.

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