Pasta 100% italiana? Per scoprirlo servono gli infrarossi

Un team di ricerca del CNR ha sviluppato un sistema che sfrutta i raggi infrarossi per identificare la pasta prodotta al 100% con grano italiano

Come facciamo ad essere sicuri del cibo che mangiamo? Su molti pacchi di pasta, ad esempio, ci sono etichette e adesivi che affermano che il prodotto è “100% italiano”. Ma possiamo fidarci? Per fugare ogni dubbio dei consumatori, un team dell’Istituto di scienze delle produzioni alimentari del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Ispa) ha sviluppato un progetto davvero innovativo. I ricercatori hanno sviluppato un sistema a infrarossi che riesce ad identificare la pasta italiana distinguendola da quella “contraffatta”. Tutto questo è possibile – ha spiegato la dottoressa del Cnr Annalisa De Girolamo – grazie alla tecnologia FT-NIR o spettoscropia infrarossa. “L’elevata capacità dell’FT-NIR e del modello statistico – ha spiegato De Girolamo – permette di distinguere oltre 94% dei campioni di pasta collezionati sulla base dell’origine geografica del grano impiegato per la loro produzione. L’appartenenza di un campione di pasta a una delle due classi oggetto di studio, indica che l’approccio proposto possiede un elevato potere predittivo e risulta idoneo per essere applicato a studi di autenticazione della pasta”.

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Scoprire la provenienza della pasta con i raggi infrarossi

I risultati dello studio del Cnr-Ispa sono stati pubblicati sulla rivista Foods. “Lo studio è stato condotto su 361 campioni di pasta di grano duro appartenenti a 33 differenti marchi commerciali italiani nel periodo 2018-2020. Sulla base delle informazioni riportate in etichetta, 176 campioni erano stati prodotti con grano duro 100% italiano mentre i restanti 185 campioni erano stati classificati come pasta prodotta con miscele di grano duro coltivato in Italia e in altri paesi europei o extra-europei. I risultati dei campioni di pasta, forniti mediante il modello spettroscopico proposto, hanno evidenziato che la quasi totalità di questi confermavano le informazioni riportate sulle confezioni circa l’origine geografica del grano duro, in accordo alla legislazione vigente in Italia”.

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